La storia di Tomokazu Komiya, il “peggior” illustratore di Pokémon

Nella lunga storia di illustratori del GCC abbiamo avuto numerosi artisti che hanno perfezionato il proprio stile, rendendolo sempre più realistico e sviluppando tecniche sempre più rifinite: a volte, come nel caso di Mitsuhiro Arita, tutto questo non ha mai portato a una perdita di carattere; in altri casi, invece, le illustrazioni sono migliorate qualitativamente diventando però patinate, quasi fossero pubblicità, come nel caso della cara Kagemaru Himeno.


C’è però un artista in particolare che lavora alle carte di Pokémon quasi dagli albori che non ha mai smesso di infondere pathos e personalità nel proprio lavoro, ricevendo come riconoscimento dei fan il titolo di “peggior illustratore del GCC”: non è difficile capire perché il suo lavoro sia tanto discutibile, ma andiamo per ordine.

Tomokazu Komiya è un fautore del primitivismo, una corrente culturale e artistica che si propone di riscoprire e rivalutare lo stile tecnico e rappresentativo proprio di culture primitive e tribali, oppure quello dei bambini. Tutto ciò si traduce nell’utilizzo di palette con altissima saturazione di colore, caratteristiche facciali esagerate (in particolare gli occhi) e pennellate spesso molto rozze.
L’artista inizia la sua collaborazione col mondo dei tascamostri ai tempi delle Vending, un’espansione uscita solo in Giappone. Serie rozza e spesso oggetto di controversie a livello estetico, resta probabilmente una di quelle che meglio rappresenta l’atmosfera incompiuta e misteriosa di Kanto.

Sullo sfondo di questo Voltorb osserviamo la Centrale Elettrica, con un Electabuzz che si arrampica su un traliccio.

Piuttosto famoso l’artwork di Chansey, inquietante al punto da sembrare voglioso di divorare l’anima dello spettatore, nonostante sia normalmente un Pokémon piuttosto carino. Peculiare la somiglianza del Pokémon con un Axolotl, animale raramente citato tra le possibili ispirazioni del Pokémon infermiera, ma che qui risulta palese.

Ciò che colpisce di Komiya è che non tutte le sue rappresentazioni sono necessariamente grottesche per il gusto di esserlo: molto spesso raccontano una storia, cosa che non sempre accade nel mondo delle carte. Vediamo ad esempio questo Farfetch’d, da una carta promo giapponese, mentre gioca ad  “acchiappa la talpa” con dei malcapitati Diglett colpendoli col suo porro. Rappresentazioni simili ben si adattano allo stile dell’artista e probabilmente risulterebbero totalmente ridicole se disegnate da altri tecnicamente più avanzati.

A volte il nostro caro primitivista sa anche farci emozionare, grazie alla suddetta esagerazione delle espressioni facciali. È proprio il caso di questo Lombre raffigurato all’imbrunire sulla sponda di un laghetto, probabilmente appena svegliatosi, essendo un Pokemon notturno. L’artwork esprime una malinconia e probabilmente anche una sorta di malessere e di inadeguatezza. Non per niente quest’illustrazione ricorda inevitabilmente una frase detta da un Lombre in Mystery Dungeon Squadra Rossa: “È giunto il momento. Dovrei pensare seriamente a evolvermi. Ma quando mi evolvo… divento un Ludicolo! Non so se mi spiego… Ludicolo è un Pokémon spensierato, Non so se voglio diventare un tipo spensierato”.

Komiya funziona bene coi Pokémon bruttini, “sfigati”, coi Pokémon spesso snobbati dagli allenatori, con quelli che hanno un background un po’ oscuro.

Tuttavia periodicamente anche degli artwork allegri risultano ben riusciti, come ad esempio la Marcia Pokémon in Neo Genesis.

Tra i lavori di Komiya indubbiamente uno dei più riusciti.

Il lavoro dell’artista, visto il suo stile peculiare, è stato anche oggetto di censura: gli fu commissionata una rappresentazione del Latte Mumu, ma il primo artwork prodotto risultava veramente inquietante. Vediamo un Sentret che beve il latte da un pezzo disarticolato di mucca: personalmente tendo a interpretarlo come una di quelle mammelle artificiali utilizzate anche negli zoo e nei centri di recupero per animali selvatici, dove vengono create delle specie di marionette con le sembianze del genitore dell’animale da nutrire, in modo che si senta più a suo agio. Il problema è che Sentret non è una mucca e l’artwork non è granchè attinente col Latte Mumu che tutti conosciamo, quindi fu sostituito con una versione più decifrabile dagli occhi di un bambino, con un Cleffa che fa capolino in un deposito di Latte Mumu.

La versione iniziale (e censurata)…
…e quella definitiva.

È davvero impossibile compendiare quasi vent’anni di lavoro dell’artista in un solo articolo, perché in questo periodo Komiya è stato mostruosamente prolifico, producendo oltre 180 artwork differenti e riproducendo una varietà di Pokémon incredibile, dai Pokémon che siamo abituati a riconoscere in quanto mascotte tenere (come Pachirisu) a creature grottesche (come Slowpoke). Curioso però il fatto che sia sempre stato tenuto alla larga da tre Pokemon in particolari, tre mostriciattoli che risultano raccomandati in maniera particolare e che probabilmente risulterebbero equivoci se illustrati da Komiya: Charizard, Pikachu e Mewtwo. Peccato.

La ricerca dell’emozione, la straordinaria ricchezza cromatica, la potenza della rappresentazione di una storia, rendono Komiya una personalità indispensabile nel compartimento artistico della TPC: è infatti sempre scelto come giudice dei concorsi artistici e come artista intervistato nelle varie guide degli artwork. Proprio in una di queste guide Komiya ha prodotto, spiegando ogni passaggio del proprio lavoro, un artwork tra quelli che preferisco, un meraviglioso Celebi, che al momento della stesura dell’articolo è ancora presente su una carta uscita solo in Giappone, ma conto che prima o poi arrivi anche da noi.

Vorrei chiudere il discorso elogiando una coppia di illustrazioni tra le più recenti, che mi ha colpito in maniera particolare: Clefairy e Hypno. Queste due carte raccontano una storia inquietante, che da voce alle descrizioni Pokédex più inquietanti, riguardanti il Pokémon ipnotico: descrizioni che lo vedono usare i suoi poteri mentali per cibarsi dei sogni di Pokémon e umani indistintamente.
Non mi soffermerò a descrivervi la ricchezza cromatica di queste due tavole, lascerò che possiate ammirarle voi stessi: in un’ambientazione surreale, che divide in maniera speculare il mondo onirico da quello reale, nel quale un povero Clefairy è rimasto vittima dell’Hypno in maniera involontaria (inquietantissimo anche il nome dell’abilità di Hypno, “Goodnight babies”, che probabilmente va anche a strizzare l’occhio alle varie creepypasta a tema). Nell’illustrazione del Pokémon fata lo vediamo aggirarsi sonnambulo nel mondo dei sogni, mentre un inquietante Hypno burattinaio lo osserva da lontano.

Vi lascio con una piccola carrellata di illustrazioni dell’artista, tra quelle che trovo più memorabili e interessanti.

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